I farmacisti nel regno di Shambala

Il farmacista è confessore, consulente, allenatore di impegno, coach emozionale, punching ball al posto dello Stato con le sue mancanze…un perenne conflitto tra quello che pensa, quello che rappresenta e il bene che deve trasmettere alle persone che assiste

Qualche giorno fa parlavo con la Dottoressa che da poco lavora con noi, spero di presentarla a tutti quando avremo terminato i 3 mesi di “prova”. Il mio augurio è che ci piacciamo a vicenda e che nasca un grande collaborazione.
Lei ha una buona esperienza, ed un rapporto con le persone tranquillo, pacato e accogliente. Le dicevo che mi piace molto e che ho molto da imparare dal suo atteggiamento equilibrato.
Quando un nuovo farmacista compare al banco, il cliente medio è diffidente, diventa aggressivo e sospettoso, dimenticando che se una persona è lì, è stata scelta e selezionata da qualcuno di cui lo stesso cliente si fida.
E’ normale: qualsiasi cambiamento ci mette in difficoltà, attivando l’adrenalina e il testosterone che rende più aggressivi, è fisiologico. Deriva da ancestrali riflessi di fuga quando vivevamo nella savana e nei boschi.

Il problema, nella vita fuori dalla savana, è che una persona sotto pressione, fa spesso più errori. Quindi il cliente aggressivo agevola proprio l’errore che vorrebbe evitare. Ma tutto questo accade in millisecondi e non si può sempre evitare. Il farmacista professionista però, rimane calmo, accogliente, aperto e sorridente.

 

Esiste una bellissima storia orientale che narra del mitico regno di Shambala. Shambala è un posto probabilmente immaginario, se è esistito o esiste si trova sulla catena dell’Himalaya. Se consideriamo che le montagne occupano circa milleduecento kilometri di lunghezza per circa trecentocinquanta km di larghezza con più di cento cime che superano i settemila metri, è stato e sarebbe difficile da localizzare. Persino i tedeschi, nella loro delirante sete di grandezza, lo hanno cercato e hanno fallito. Non avevano comunque lo spirito giusto, perché il regno ha un enorme valore simbolico: rappresenta un posto in cui le persone sono veramente felici e hanno superato quel condizionamento che ci rende insoddisfatti e infelici. 

Il guerriero Shambala usa solo due armi per combattere la condizione di chiusura degli esseri umani: la saggezza e la compassione, cioè lo spirito di “sentire insieme”, lo spirito di condivisione.

I simboli di queste armi sono una campana e uno scettro.
La campana perché suona grazie al vuoto. Affascinante miracolo di fisica.
Per essere d’aiuto e per comprendere le esigenze di chi abbiamo davanti, dobbiamo ogni giorno vuotarci: dai pregiudizi, dai nostri problemi, dai preconcetti, dalle storie delle persone che sono appena uscite. Vuotarci e cercare la saggezza nel vuoto.
Lo scettro è rappresentato da un raggio che disarma: chi, arrivato aggressivo e battagliero, che utilizza l’offesa e il pregiudizio per colpire, non resta disarmato di fronte alla cortesia e all’apertura, di fronte alla chiara intenzione di aiutare e comprendere? 

Trovo che noi farmacisti siamo un po’ guerrieri, per restare centrati, dobbiamo vuotarci e restare positivi di fronte all’ondata negativa che ci investe.

Non la voglio fare tanto lunga, il nostro lavoro è come molti altri che comprendono una relazione stretta con le persone. Però, confrontandomi con la mia squadra mi è venuta in mente la leggenda di Shambala, mi è venuto naturale associare il nostro modo di accogliere ai guerrieri di cui avevo letto poco tempo fa. Quindi l’ho voluta raccontare. E’ una bella storia, ha riempito le ricerche di illustri personaggi: Tolstoj, Ghandi e ne parla spesso il Dalai Lama.

Le storie ci riempiono la vita e ci fanno sognare.

Ti aspettavi dei guerrieri Shambala a Bareggio :-)?

 

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